Gelosia

paura della gelosia

Gelosia o invidia?


Quando la gelosia ci mostra chi stiamo diventando.
Forse una parte della serenità consiste proprio nel non dover riconoscere subito la persona che stiamo diventando.
Perché accanto a un’altra persona non siamo mai esattamente gli stessi. Ogni relazione tira fuori parti di noi che, da soli, forse non avremmo mai incontrato. Ci mostra desideri, paure, insicurezze, ma anche possibilità nuove. E a volte ci mette davanti a emozioni che avremmo preferito non provare.
La gelosia è una di queste.
È un sentimento scomodo, spesso doloroso, e proprio per questo tendiamo a giudicarlo o a nasconderlo. Ma la gelosia è profondamente umana. Può nascere dalla paura di perdere qualcuno, dal confronto con gli altri, dal timore di non essere abbastanza, oppure dalla sensazione che qualcun altro possieda qualcosa che desideriamo.
E forse è proprio qui che possiamo iniziare a guardarla in modo diverso.
La gelosia non ci dice necessariamente chi è l’altro. Molto spesso ci dice qualcosa di noi.
Può indicarci un bisogno che abbiamo trascurato, un desiderio che non abbiamo ancora avuto il coraggio di ammettere, una parte di noi che vorrebbe crescere. Può mostrarci ciò che ammiriamo negli altri e che, in fondo, desidereremmo coltivare anche nella nostra vita.
Per questo, invece di chiederci soltanto «Perché sono geloso?», potremmo provare a domandarci:
«Che cosa sta cercando di dirmi questa emozione?»
Dalla gelosia alla consapevolezza
Quando qualcuno suscita la nostra gelosia, fermiamoci un momento prima di trasformare quell'emozione in giudizio, rabbia o confronto.
Che cosa vediamo nell'altro?

Una relazione che desideriamo?
Una sicurezza che sentiamo di non avere?
Un successo professionale?
Una libertà che ci manca?
Una qualità che ammiriamo?
L'attenzione di qualcuno?
Oppure la paura di essere sostituiti?

Le risposte possono essere sorprendenti.
A volte scopriamo che non desideriamo davvero la vita dell'altro. Desideriamo una sensazione che associamo a quella vita: sentirci amati, sicuri, riconosciuti, liberi, importanti.
Ed è una differenza fondamentale.
Perché quando comprendiamo ciò che si nasconde dietro la gelosia, possiamo smettere di combattere contro l'altro e iniziare a prenderci cura di noi.

Se ammiriamo una qualità, possiamo provare a svilupparla.
Se desideriamo una determinata carriera, possiamo chiederci quali passi concreti ci avvicinerebbero a quel percorso.
Se soffriamo perché ci manca qualcosa in una relazione, possiamo imparare a comunicarlo.
Se ci confrontiamo continuamente con gli altri, possiamo tornare a guardare il nostro cammino.

L'invidia può diventare una bussola, se impariamo ad ascoltarla senza lasciarci dominare.
Quando l'altro è sempre davanti ai nostri occhi
La situazione diventa più complessa quando la persona che suscita la nostra gelosia fa parte della nostra quotidianità.
In questi casi non è sempre possibile prendere semplicemente le distanze. Possiamo però creare uno spazio interiore tra ciò che sentiamo e ciò che scegliamo di fare.
Il primo passo è accettare l'emozione senza giudicarci.
Essere gelosi non significa essere persone cattive, insicure o incapaci di amare. Significa essere umani. Ciò che conta è come scegliamo di comportarci a partire da quella emozione.
Possiamo poi provare a ridurre il confronto continuo. Guardare costantemente ciò che gli altri hanno, fanno o ricevono rischia di farci dimenticare tutto ciò che già esiste nella nostra vita.
Possiamo tornare alle nostre conquiste, anche quelle piccole. Alle persone che ci amano. Alle esperienze che ci hanno fatto crescere. Alle qualità che abbiamo costruito nel tempo.
La gratitudine non cancella la gelosia, ma può ridimensionarne il potere.
E, quando è possibile, parlare apertamente può fare una grande differenza. Esprimere ciò che proviamo con sincerità e rispetto, senza accuse e senza trasformare l'altro nel responsabile delle nostre emozioni, può creare comprensione e persino rafforzare un legame.
Non siamo in ritardo.
Una delle radici più profonde della gelosia è il confronto.
Guardiamo qualcuno e pensiamo: «Lui ha già raggiunto ciò che io desidero», «Lei è più sicura di me», «Perché a me non succede?»
Ma dimentichiamo una cosa essenziale: ogni vita ha tempi diversi.
Non siamo in ritardo perché qualcun altro è arrivato prima.
Non siamo meno validi perché qualcuno possiede una qualità che ancora non abbiamo sviluppato.
Non dobbiamo trasformare il percorso degli altri nella misura del nostro valore.
La vita non è una gara con una classifica universale. Ci sono strade che si aprono presto e altre che richiedono tempo. Ci sono deviazioni che, mentre le attraversiamo, sembrano errori e che solo molti anni dopo comprendiamo essere state fondamentali.
La prospettiva del tempo, spesso, cambia completamente il significato delle cose.
Ciò che oggi ci sembra una perdita potrebbe aver creato spazio per qualcosa di nuovo. Ciò che consideriamo un fallimento potrebbe averci insegnato una forza che non sapevamo di possedere. Una relazione finita potrebbe averci restituito a noi stessi. Una porta chiusa potrebbe averci costretto a cercarne un'altra.
E se la gelosia fosse una domanda?
Forse possiamo smettere di chiederci come eliminare completamente la gelosia.
Forse possiamo imparare ad ascoltarla.
Non per obbedirle, ma per comprenderla.
Quando compare, possiamo fermarci e domandarci:

Che cosa desidero davvero?
Che cosa sento che mi manca?
Che cosa ammiro nell'altro?
C'è qualcosa che posso costruire nella mia vita?
Sto confrontando il mio percorso con quello di qualcun altro?
Oppure sto cercando nell'altro una sicurezza che dovrei prima costruire dentro di me?

Queste domande trasformano l'emozione.
La gelosia smette di essere soltanto qualcosa che ci tormenta e può diventare un'occasione di consapevolezza.
Non sempre ciò che desideriamo è raggiungibile, almeno non nella forma in cui lo immaginiamo. E anche questa è una verità che dobbiamo imparare ad accettare.
Ci sono persone che non possiamo avere. Relazioni che non possono diventare ciò che vorremmo. Opportunità che appartengono ad altri. Strade che non saranno mai le nostre.
Accettarlo non significa arrendersi.
Significa riconoscere che la nostra vita non perde valore perché non coincide con quella di qualcun altro.
La serenità non nasce dal possedere tutto
Forse la vera libertà arriva quando smettiamo di misurare la nostra vita attraverso ciò che vediamo negli altri.
Non abbiamo bisogno di avere tutto ciò che ammiriamo.
Abbiamo bisogno di capire che cosa, di ciò che ammiriamo, appartiene davvero ai nostri desideri.
E poi scegliere.

Scegliere cosa coltivare.
Cosa lasciare andare.
Per cosa impegnarci.
Che cosa accettare.
E soprattutto quale persona vogliamo diventare.

Perché, alla fine, la vera cura della gelosia non consiste nel convincerci che gli altri non hanno nulla che possiamo desiderare.
Consiste nel riuscire a vedere la bellezza della nostra vita senza aver bisogno che sia identica a quella degli altri.
Ogni esperienza, anche quella che ci ha fatto soffrire, entra nella nostra storia e la rende irripetibile.
E forse una parte della serenità consiste proprio in questo: non sapere ancora esattamente chi stiamo diventando, ma imparare a fidarci del viaggio.
La gelosia può allora smettere di essere soltanto un peso.
Può diventare una domanda.
Una rivelazione.
Persino una direzione.
Perché dietro ciò che invidiamo, a volte, si nasconde qualcosa che stiamo finalmente imparando a desiderare per noi stessi.

- Gestalt - Dott. Scienze e Tecniche Psicologiche - Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni -

Le azioni utili a rafforzare il potere di scelta, sviluppare un sentimento consono al proprio valore, sono un viatico per nuove energie di vita.