E' frequente il timore di non riuscire a farla franca, l'alibi per
giustificare, almeno a se stessi, l'incapacità di prendere una decisione.
Qualche volta ci si affida al caso, altre volte si delega ogni soluzione alla forza dell'altro.
Da soli non si ha l'energia di poter trasformare un desiderio in concretezza.
E' come quando si delega la responsabilità delle nostre scelte a qualcuno o a qualcosa fuori di noi. Il qualcuno
dovrebbe darci garanzie rispetto alle insicurezze, alla paura di sbagliare, alla debolezza della
decisione; il qualcosa è l'evento inaspettato. Una magia che ci inganna eludendo il rispetto di
noi stessi, nascondendo la libertà di affermare ciò che si pensa; una dipendenza nascosta tra
le piaghe della rigidità mentale o comportamentale. Tutte sovrastrutture che confondono ciò
che vorremmo con ciò che dovremmo avere. Molte volte, perdersi oltre ciò che potremmo avere
o andare al di là di ciò che vorremmo dare rappresenta la dinamica più semplice e immediato per ingannarci.
Tratto da: Tradire di Luigi De Maio
Nella quotidianità delle nostre vite, è fin troppo facile lasciarsi afferrare dalla paura di non riuscire a farcela, dalla paura costante di non essere in grado di “essere all’altezza della situazione”, ovvero di affrontare le prove che la realtà ci impone.
Quella paura diventa spesso l’alibi perfetto per restare immobili, per evitare di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni, per auto assolversi quando non riusciamo, o meglio, non vogliamo, scegliere.
La ricerca di un alibi si nasconde abilmente nell’alveo delle insicurezze, spesso travestita da razionalità, da desiderio di prudenza, quando invece cela la semplice incapacità o la mancanza di energia di trasformare i nostri desideri in concretezza.
In alcuni momenti della vita ci si affida al caso, magari sperando che un evento inatteso risolva magicamente una situazione stagnante; altre volte, si delega la soluzione a qualcun altro, un partner, un amico, un’autorità, una guida. In entrambi le situazioni si spera che un agente esterno arrivi a spianare la strada, a sollevarci dal fardello della scelta, a fornirci quella garanzia che da soli non riusciamo a dare alle nostre indecisioni e alle nostre paure.
È questo il fascino pericoloso della delega, ci (assolve?) dell’ansia per le conseguenze, ma ci priva anche della dignità profonda dell’autonomia e del rispetto di noi stessi. In questa dinamica, ogni occasione mancata di scegliere rappresenta una dipendenza nascosta, un modo subdolo di rimanere imprigionati tra le maglie della rigidità mentale e della paura dell’errore.
Si rivela così una magia illusoria: ci illudiamo di salvarci ma, di fatto, perdiamo la possibilità di affermare pienamente chi siamo e cosa vogliamo diventare.
L’essenziale della vita è proprio la possibilità di scegliere. La libertà non è altro che questo: la facoltà di poter decidere in autonomia, di tracciare la propria strada anche nel mezzo delle circostanze più avverse. Le vere prigioni non sono quelle imposte dalle condizioni esterne, ma quelle autoimposte dalle nostre indecisioni e paure. Se perdiamo la capacità di scegliere, se lasciamo che siano gli altri, o il caso, o la paura a scegliere per noi, ci spogliamo da soli della nostra autenticità, della forza che risiede nell’atto di affermare la nostra verità.
Fin da bambini ci viene raccontato che nella vita ci sono solo due strade: lottare con ogni mezzo per raggiungere il successo, oppure arrendersi e unirsi alle fila degli “invisibili”. Eppure esiste una terza via, spesso ignorata: quella di sottrarsi all’eterna gara degli schemi imposti e cominciare ad essere se stessi, a definire il proprio significato di realizzazione, a vivere secondo ciò che si sente autentico piuttosto che ciò che ci si aspetta da noi.
Non è, questa, una via di fuga, ma di risveglio.
Ci sono momenti cruciali in cui diventa necessario scegliere tra il vivere una vita piena, luminosa, orientata a ciò che sentiamo davvero, e l’accontentarsi di trascinare un’esistenza falsa, imposta, condizionata dalla paura di deludere, dalla voglia di piacere o dall’ansia di evitare il fallimento. È proprio in queste scelte che si decide chi siamo.
Perdersi in quello che la società dice dovremmo voler avere o essere, oppure lasciarsi guidare dagli istinti del dare senza limiti, rappresenta spesso il modo più semplice, ma anche più pericoloso, di ingannarci. In realtà, uomo e donna sono la somma delle proprie scelte: non possiamo scegliere le circostanze, ma possiamo sempre scegliere il nostro atteggiamento e la nostra risposta. Ogni piccolo sì, ogni coraggioso no, contribuiscono a disegnare la trama della nostra vita.
Nell’istante magico di ogni scelta, si decide il senso e la pienezza della nostra esistenza. Ecco dove risiede la nostra reale libertà.
Amore: un parola adorna di troppe spine se la pronunci in una terra desolata,
una di quelle dove il tempo scandisce la cognizione dell’assenza senza trovare ostacoli.
Flavio Bucci
Le azioni utili a rafforzare il potere di scelta, sviluppare un sentimento consono al proprio valore, sono un viatico per nuove energie di vita.