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Abitudini limitanti


Creare relazioni di interdipendenza dove ognuno possa far fiorire le proprie potenzialità significa promuovere spazi condivisi nei quali il contributo di ciascuno arricchisce il gruppo e, simultaneamente, alimenta la crescita individuale. In questo contesto, l’interdipendenza non va confusa con la dipendenza, che presuppone un bisogno unilaterale, bensì indica una rete di scambi e sostegni dove le persone possono attivare ed esprimere competenze, passioni e risorse spesso latenti. Un sistema sano di interdipendenza è quello in cui l’espressione autentica delle singole potenzialità viene rafforzata e potenziata dal dialogo e dalla collaborazione con gli altri. Si tratta di una vera e propria “fioritura reciproca”: la crescita dell’uno diviene stimolo e nutrimento per la crescita dell’altro.

La nostra conoscenza di noi stessi è spesso limitata. Siamo consapevoli soltanto di una minima porzione di ciò che realmente siamo e potremmo diventare. Nel profondo di ciascuno di noi giace un bacino inesauribile di possibilità, energie creative, capacità decisionali, talenti inaspettati che, nella maggioranza dei casi, rimangono dormienti. Perché ciò accade? In gran parte, a causa delle abitudini limitanti che abbiamo interiorizzato fin dalla tenera età e che contribuiscono a costruire una definizione spesso rigida di chi siamo e di come funziona il mondo.

Abitudini che sono come sentieri, modelli di pensiero e di comportamento che, pur essendo stati funzionali in passato—come strategie di adattamento ai bisogni dell’infanzia o ai contesti nei quali ci siamo formati—possono oggi ostacolarci, limitando le nostre scelte e le nostre prospettive. Così una parte di noi preferisce aggrapparsi al familiare, anche quando questo significa restare vincolati al passato, incapaci di immaginare, con fiducia, la possibilità di un futuro diverso. Ci blocca la paura di ricominciare da zero, la vertigine dell’ignoto: ma è proprio in questi casi che dobbiamo solo imparare a compiere un piccolo passo, senza pretendere subito di vedere la meta. Il primo passo forse non ci porterà subito dove desideriamo andare, ma è sufficiente per muoverci dalla posizione immobile in cui ci troviamo.

Ci piace pensare che la realtà sia fissa, immutabile, e consoliamo questa illusione per rassicurarci nella nostra zona di comfort. Ma la vera natura della vita è il cambiamento; la staticità è solo una rappresentazione parziale, a servizio di una temporanea sicurezza mentale. In questo senso, uno dei doni più grandi che la vita ci offre è proprio la certezza dell’incertezza. Ogni novità, ogni sorpresa, è un invito a mettere in gioco la nostra elasticità mentale, e a lasciarci trasformare dalle esperienze, dagli incontri, dalle difficoltà e dagli errori.

Sviluppare la flessibilità del pensiero significa modificare e arricchire la nostra percezione, rompere la catena delle abitudini obsolete, e liberare risorse interiori spesso imprigionate da una visione troppo angusta di noi e del mondo. Non si tratta di negare il valore di ciò che abbiamo imparato, ma di riconoscere che ciò che era valido per i bisogni di un tempo potrebbe non esserlo oggi. Le strutture di pensiero e di azione si sono formate in risposta alle pressioni emozionali e sociali dell’infanzia; solo una consapevolezza attiva delle nostre abitudini permette di valutare quali continuano a servirci e quali invece ci imprigionano.

Coltivare questa consapevolezza diventa quindi un allenamento costante: imparare a riconoscere i limiti autoimposti, ad allargare lo sguardo, a ridefinire le possibilità d’azione. In una comunità o in una relazione interdipendente, questa pratica individuale si arricchisce del confronto e dello scambio, generando una spirale virtuosa di crescita dove ciascuno, fiorendo, contribuisce a far fiorire gli altri. Essere dunque consapevoli delle proprie abitudini limitanti non è un atto di autogiudizio, ma una porta d’accesso a una visione della vita più ampia, dinamica e potente, dove il potenziale di ognuno trova terreno fertile per realizzarsi pienamente.


Un uomo infantile non è un uomo il cui sviluppo è stato arrestato: al contrario, è un uomo che ha dato a se stesso una possibilità di continuarsi a sviluppare a lungo dopo che molti adulti hanno avvolto se stessi nel bozzolo delle abitudini e delle convenzioni di mezz'età.
Aldous Huxley

- Gestalt Counselor - Dott. Scienze e Tecniche Psicologiche - Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni -

Le azioni utili a rafforzare il potere di scelta, sviluppare un sentimento consono al proprio valore, sono un viatico per nuove energie di vita.