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Gestalt ed Esistenzialismo
Di Raffaele Frisone

(...) Qui ed ora; l’essere e il tempo.
Il “niente esiste al di fuori dell’ora” di Perls, ci richiama dunque allo studio della coscienza come nucleo istantaneo dell’essere: ci insegna inoltre che lavorare sulla base fenomenologica significa lavorare sulla consapevolezza del processo in atto; Sartre ci aiuta, in questo, quando descrive la natura del fenomeno dicendoci che l’essenza della sedia che ho davanti è nel suo manifestarsi, ovvero, che non c’è dicotomia tra l’essere in potenza e il suo apparire poiché tutto quello che è, è in atto. In questo atto cogliamo l’essenza, elemento indiscutibilmente importante per costruire la consapevolezza. Coscienza di sé è coscienza dell’atto di esserci. L’attenzione al presente come momento cronologico, riferibile quindi a un tempo, è una parte del processo di acquisizione delle informazioni, e pur non determinando l’essenza dell’elemento percepito ne può condizionare la coscienza. In questo senso è indicato da Sartre come elemento anche controproducente se utilizzato come unico filtro di elaborazione per la coscienza, e ne sono ancora una volta esempio i suoi personaggi pienamente immersi nell’essere “destinati a vivere”. La coscienza può conoscere e conoscersi e, in questo modo, trascendere il fenomeno, e quindi il presente costituisce nient’altro che il tempo storico in cui questo processo si attua. Il qui ed ora è quindi un elemento nel campo dell’atto conoscitivo della propria coscienza e del proprio essere, ed è per questo che diventa un fattore cardine per Perls: nel momento in cui prendo coscienza di un fenomeno posso farlo solo nella sua dimensione presente dove il campo percettivo dell’osservatore vive un contesto attuale di stimoli sensoriali. Tutto ciò che è reale lo è nel presente, in quanto somma delle parti di cui posso essere consapevole. Questo concetto gestaltico trova un riscontro fondamentale nell’analisi della temporalità che ne fornisce Sartre parlando del presente; a questo proposito espone un pensiero interessante, che interseca e supporta anche la visione gestaltica della realtà spazio-temporale. Il punto è il seguente: se analizziamo il momento presente in opposizione al futuro (che non è ancora) e al passato (che non è più), innanzitutto ci troviamo a dare una definizione del presente per esclusione, ovvero tutto ciò che esso non è: né passato né avvenire. Una ricerca di questo tipo non può dare altro risultato che il trovare un attimo infinitesimale, peraltro continuamente afferrabile ma che continuamente sfugge. In questo atteggiamento estremo si rischia una sorta di collasso della coscienza: il protagonista della Nausea fa un’esperienza metafisica dove può cogliere l’assurdità dell’esistenza proprio in quanto concentrata nella assoluta contingenza attuale. In altri termini questo vuol dire che è di fatto uno stato di coscienza che si aliena dalla realtà, seppur permeato dell’assoluta consapevolezza di sé, o coscienza dell’ In-sé, per usare i suoi termini. Sartre ci porta allora a considerare maggiormente un altro tipo di domande: quando parliamo di presente non ci riferiamo solo a una negazione del passato o del futuro, ma lo definiamo anche in opposizione all’assenza, che ne è il naturale contrario (ce ne dà un esempio il pensare ad un appello a cui si risponde in termini di presenza-assenza). Sartre individua allora il senso del presente solo come presenza a … qualcosa. Ci invita dunque a chiederci a che cosa o a chi il presente è presenza. Dell’ ora abbiamo detto prima; per quel che riguarda il qui, nella Gestalt, esso emerge proprio dall’ idea che le cose reali per una persona devono trovarsi dove si trova la persona stessa; non si può sperimentare un evento, ovvero viverlo direttamente, se si trova fuori dal campo percettivo dei propri recettori, ovvero fuori dal proprio confine-contatto; se al limite, proviamo a immaginarlo, non facciamo altro che riprodurre un evento qui dove ci troviamo. Dunque se un evento (un fenomeno) è qui e c’è ora, esso è presente; per rilevare questa presenza c’è bisogno che sia presente a qualcuno (che ne avrà una sua percezione), il quale sarà quindi per forza esso stesso presente e cosciente.

Tratto da: www.nienteansia.it


Quando le persone mancano di immaginazione è sempre perché hanno paura anche solo di giocare con l'eventuale esistenza di qualcosa di diverso dal prosaico, a cui si aggrappano con tutte le loro forze.
Fritz Perls

- Gestalt Counselor - Dott. Scienze e Tecniche Psicologiche - Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni -

Le azioni utili a rafforzare il potere di scelta, sviluppare un sentimento consono al proprio valore, sono un viatico per nuove energie di vita.