Il termine “incertezza” riferito non solo a probabilità sconosciute, ma esteso anche al non conoscere le varie alternative e relative conseguenze. L’incertezza come chiaramente fa notare G. Gigerenzer (G. Gigerenzer , Risk Savvi. How to make good decisions, 2014) richiede strumenti che vanno oltre la teoria della probabilità, anche se questo non è per tutti un’opzione ovvia.
Sondaggi d’opinione registranti il grado di paure crescenti, rilevano, quanto al crescere delle sicurezze sociali,
sia contemporaneamente in aumento, la sensazione d’insicurezza. Tre persone su quattro esprimono di sentirsi più spaventate al giorno d'oggi rispetto a quanto si sentissero un paio di decenni addietro. Questo dimostra quanto sia la percezione del pericolo a essere cresciuta, nel restituire questo risultato, ma non il livello di rischio al quale si è soggetti, come fa notare B. Glassner (B. Glassner, The Culture of Fear , 1999).
Assistiamo a un elevato dispendio di risorse energetiche utilizzate in programmi, servizi, prodotti non necessari se non a creare un ottimo volano economico, e conseguente potere politico gestionale. Un crescente prezzo sociale da pagare onde appianare le sensazioni d’incertezza; quando sarebbe molto meno dispendioso mantenere in attivo allenamento il sistema operativo collaudato da millenni; affiancato dalla maggiore recente consapevolezza, delle dinamiche utili ad agire, anche nella moderna società. Un crescente, ulteriore indotto, bisogno di certezze, porta a credere che si possa escludere la spiacevole sensazione derivante dall’indeterminabile. Un bisogno che alimenta a sostenere ulteriormente stereotipi, che non possono essere messi in discussione, essendo a loro volta funzionali alla necessità di sicurezza. Un’uso massiccio di tecnologie, sempre meno comprensibili se non a pochi addetti, non aiuta, piuttosto accentua la credenza nella ricerca di ulteriori pseudo certezze. Possibile fiducia impulsiva e incondizionata, oppure all’opposto, un’estrema negazione dei benefici derivanti dalle stesse tecnologie.
Dimostrazione provante l'avversione all’ambiguità con il paradosso di Daniel Ellsberg
(D. Ellsberg Risk, Ambiguity, and the Savage Axioms, in Quarterly Journal of Economics, vol. 75, n. 4, 1961, pp. 643–669)
nell’esperimento si evince quanto si preferisca prendere in considerazione rischi considerati conosciuti
eludendo altri rischi apparentemente sconosciuti. L’ostilità a circostanze considerate altamente ambigue, richiedenti eccessivi dubbi, innalzano la propensione al rifiuto delle stesse.
Elevate ambiguità conoscitive sono riscontrabili nel contesto che può influenzare
l’approcciarsi a nuove situazioni richiedenti adattive scelte, ma anche nel modo in cui porsi a fronte delle dinamiche richiedenti, analoghe valutazioni. Diffuso è l’eccedere nel percepire eccessivi, i possibili rischi da correre in eventi rari, improvvisi, ad elevato coinvolgimento emotivo, in situazioni sconosciute, senza l’opportuno controllo. Consueto invece sottovalutare i possibili rischi quando appaiono banali, tipici, abitudinari, anonimi, associabili a secondari benefici apparentemente vantaggiosi,
legati a eventi dalla confidenziale familiarità, con scarso coinvolgimento personale.
Comunque la vita fluisce e, se non tendiamo a monitorare, tenendo,
come si suol dire ben saldo il timone del proprio navigare il rischio è che qualcun altro lo farà al posto nostro.
Il forse è la parola più bella del vocabolario italiano, perché apre delle possibilità, non certezze... Perché non cerca la fine, ma va verso l'infinito.
Giacomo Leopardi
I nostri dubbi ci tradiscono, e impedendoci di affrontare la battaglia ci precludono sovente i dolci frutti della vittoria.
William Shakespeare
Le azioni utili a rafforzare il potere di scelta, sviluppare un sentimento consono al proprio valore, sono un viatico per nuove energie di vita.