“Sto morendo, ma non potrei essere più impegnato a vivere”. Così aveva scritto, nella sua ultima mail.
E così l’ho trovato, quando sono andata a salutarlo per l’ultima volta nella sua casa di Thompson, nel Connecticut, pochi giorni prima che morisse…
H. Oh, sì. Morire è l’essenza della vita.
R. Com’è morire?
H. Uno svuotamento. Si comincia svuotandosi. Ma, si potrebbe chiedere, che cos’è o dov’è il vuoto?
Il vuoto è nella perdita. E che cosa si perde? Io non ho perso nel senso comune di perdere.
Non c’è perdita in quel senso. C’è la fine dell’ambizione.
La fine di ciò che si chiede a se stessi.
E’ molto importante. Non si chiede più niente a se stessi.
Si comincia a svuotarsi degli obblighi e dei vincoli, delle necessità che si pensavano importanti.
E quando queste cose cominciano a sparire, resta un’enorme quantità di tempo.
E poi scivola via anche il tempo. E si vive senza tempo.
Che ore sono? Le nove e mezza. Di mattina o di sera? Non lo so.
( ………… )
R. Ma non parlavi di vuoto?
H. Sì. Il mio stato di svuotamento esprime qualcosa che non avevo finora realizzato e che
può riassumersi nella parola coagulatio. Due princìpi governano tutti i processi
alchemici: la Coagulatio e la Dissolutio. La Coagulatio in alchimia significa rapprendersi
in un punto, diventare più solidi, più definiti, formati, dotati di Morphe. Ora l’intero
processo che sto attraversando è la Coagulatio della mia vita nel tempo. Ma la Coagulatio
è sempre seguita dalla Dissolutio. Che è esattamente il contrario: dissoluzione, le cose che
si separano, si sciolgono, perdono la loro capacità di definirsi. La cosa interessante è che
improvvisamente questo spiega i miei sintomi. Non faccio che pensare, morbosamente, che sto
affondando sempre di più, che mi sto dissolvendo. Ma le due cose, dissoluzione e coagulazione,
sono inscindibili. Non è fantastico? Non ci avevo riflettuto finché non mi è venuta per
la prima volta in mente la Coagulatio. E la Rubefactio, che permette alla bellezza di mostrarsi.
Così ora sono una persona diversa. Non avevo mai percepito queste cose dentro di me.
O non le avevo mai riconosciute. Prima, non avevo mai saputo chi ero.
Non mi piace definirla un’ars moriendi.
E’ piuttosto un’arte dello stare in prossimità dell’essere,
tenersi più stretti possibili a ciò che è.
Intervista di Silvia Ronchey a James Hillman.
James Hillman: Sto morendo ma non potrei essere più impegnato a vivere.
29/10/2011 Silvia Ronchey
Frammenti tratti da: La Stampa
Il tempo é una finzione mobile dell'eternità.
Platone
Le azioni utili a rafforzare il potere di scelta, sviluppare un sentimento consono al proprio valore, sono un viatico per nuove energie di vita.